Sociologia visuale

0
706
Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

La sociologia visuale è una branca della sociologia che ha come suo campo di applicazione l’utilizzo della fotografia e di altre forme visive, oggi in specie la tecnologia digitale. Deve essere considerata un metodo conoscitivo della ricerca sociale, piuttosto che una disciplina sociologica, che consente di dar conto organicamente e simultaneamente di un fenomeno sociale. Sorta negli Stati Uniti negli anni ’60, con il contributo di Howard Becker, Arthur Clarke, Douglas Harper, in Italia ha visto la luce con le prime riflessioni di Francesco Mattioli, dell’Università di Roma La Sapienza, il quale riprendendo una intuizione di Franco Ferrarotti sull’uso delle immagini in sociologia, iniziò a fissare le regole metodologiche dell’uso di strumenti certo versatili, ma che rischiavano di trascinare il sociologo in un’impresa espressiva ed estetizzante. Un contributo rilevante allo sviluppo della sociologia visuale si deve anche a Patrizia Faccioli, che ha ricoperto importanti cariche nell’associazione internazionale dei sociologi visuali,l’ lnternational Visual Sociology Association e a Pino Losacco. I campi di applicazione di maggior rilevanza della sociologia visuale riguardano il comportamento sociale e la produzione culturale, quindi lo studio delle subculture, delle forme di interazione, dell’uso degli spazi sociali urbani, del cambiamento ambientale, delle dinamiche dei gruppi e della folla, e più in generale delle forme della comunicazione visiva. La ricerca visuale si suddivide sostanzialmente in due filoni: la sociologia visuale sulle immagini, cioè un’analisi del contenuto – qualitativa o quantitativa – su immagini, fotografiche o cinematografiche, prodotte per altri fini; e la sociologia visuale con le immagini, che utilizza invece fotografie e filmati realizzati appositamente per analizzare i vari fenomeni sociali. Le immagini prodotte possono restare un dato intermedio nel corso di una ricerca sociologica, o costituire il dato finale. In questo caso, i risultati della ricerca vengono divulgati in due diversi modi: alla comunità scientifica, restando fedeli al linguaggio scientifico; ad un pubblico più vasto, con un linguaggio che, a partire dai dati raccolti, possa stimolare e coinvolgere la sua attenzione (saggio sociologico visuale).

SHARE
Previous articleIl Sindaco dei piccoli comuni
Next articleAndare per borghi: i portoni
Enzo D'Urbano, Travel coach nei borghi, sociologo, insegnante di economia turistica, direttivo BAI con delega alla comunicazione, operatore culturale, presidente del Premio Hombres itinerante, giornalista e fotografo freelance, blogger, curioso e appassionato di comunità, luoghi e territori autentici della cosiddetta Italia minore ma che rappresenta, però, la spina dorsale identitaria del paese.

LEAVE A REPLY