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Dedicato alla morte di Mehdi Mahdloo

Belli i fiumi. Enormi masse d'acqua, che corrono impetuosi per le loro direzioni, non curandosi di distruggere o di travolgere qualsiasi cosa che gli si pone contro corrente.
Forse è proprio con questa idea in mente che un ragazzo, Mehdi Mahdloo, raggiunge la sponda proprio di un fiume per lasciarsi uccidere dalle cristalline onde, riflettenti un cielo notturno d'estate, tempestato di stelle.
I suicidi nella sua epoca, fine ottocento, del resto, sono all'ordine del giorno. Vuoi per un motivo, vuoi per un altro. Ma Mehdi non andava ad uccidersi perchè soffriva per amore o perchè disperato di non poter arrivare a fine mese, con il suo misero stipendio da garzone di bottega.
Non si suicidava per paura di qualcuno o di qualcosa che lo tormentava o inseguiva.
Semplicemente, Mehdi Mahdloo, era stanco di vivere anche se aveva solo 25 anni. Si vedeva circondato da barriere che gli sembravano impossibili da scavalcare. Barriere che gli impedivano di raggiungere i suoi sogni, che gli dettavano una strada di vita scialba e semplice, dritta e monotona come una vita da uomo che avrebbe fatto viaggi solo da casa sua fino alla porta della sua bottega. Le stesse barriere che lo facevano star male perchè era convinto di non poter conquistare l'amore della sua vita con il suo tenore economico e sociale di basso profilo. Cosa avrebbe potuto offrire alla sua amata se non una piccola stanza e forse, un pasto al giorno?
Certo era da dire che Mehdi Mahdloo non aveva paura di niente. Ecco anche spiegata la sua decisione a cuor leggero di uccidersi, senza ripensa menti.
E con sguardo deciso aveva raggiunto le sponde del fiume inarrestabile che attraversava la sua cittadina, portandosi dietro due compagni assolutamente poco raccomandabili. Dell' Assenzio e dell'Oppio.
Lo avrebbero aiutato, se così si può dire, a non sentire dolore quando le correnti lo avrebbero sbattuto contro i massi che uscivano dall'acqua come lame affilate. Drogato e ubriaco, non si sarebbe accorto di morire. Questo, non per la paura. Ma per avere l'impressione di vivere per sempre.
Mehdi si sedette sulla fresca erba che profumava di fresco e guardava davanti a se, quello che sarebbe stato il suo carnefice. Quelle stesse acque che in un contesto diverso gli sarebbero sembrate dolci e raggianti, ora gli parevano assetate di sangue e oscure come il baratro più profondo.
Tracannò l'Assenzio e si accese una sigaretta contenente l'Oppio e mentre aspirava più che poteva quella sostanza assassina, ripensava a quella che sarebbe stata la sua vita ideale. Piena di avventure, di stimoli, di viaggi, di felicità e di amore. Cose che gli sembravano precluse da qualcosa molto più grande di lui e di tutti. Ormai quasi inebriato dalla droga, si alzò in piedi puntando dritto la fine della sponda. Rimase per un pò a fissarla senza muoversi.
"Allora sei proprio deciso Mehdi?" qualcuno parlò da un angolo buio. Il ragazzo si voltò e vide due occhi luminosi che brillavano nel oscurità.
"Chi sei? Come mi conosci? Fatti vedere!" gridò nervoso verso la figura misteriosa, che poco a poco venne fuori dall'ombra, rendendo visibile un signore di mezza età, molto elegante.
Aveva un aria divertita e folle. Sembrava godere nel sapere che Mehdi si stava per suicidare.
"Sai bene chi sono io. Sono la Morte. Sono qui perchè hai passato molto del tuo tempo ad invocarmi, a desiderarmi. E ora che sono qui per te, ti dimostri sorpreso?"
Mehdi esitò. Possibile che era già ubriaco e drogato a tal punto da avere le allucinazioni?
"Non sono un miraggio ragazzo. Dico sul serio.Sono qui per portarti via. Per far cessare la tua vita. Del resto questo vuoi. Non dovrò neanche ingegnarmi per inventare come farti morire ... bene allora procediamo. Il tempo mio è prezioso" continuò l'uomo, girando attorno a Mehdi toccandolo sulle spalle e sul volto, come a prendere le misure del suo corpo per una bara.
Mehdi ancora non parlava, assisteva pietrificato.
La Morte lo fronteggiò.
"Siediti Mehdi. Prima di ucciderti devo farti delle domande. E' la prassi" disse accompagnando il ragazzo gentilmente, fino a farlo sedere.
"Mi spieghi perchè mai dovresti farmi delle domande? Uccidimi e basta!" Mehdi sembrava quasi impaurito ora. Quel signore, se anche era vero che fosse la Morte, stava complicando le cose. Non che suicidarsi sia facile, ma la situazione lo stava snervando.
Mentre si sedeva al fianco di Mehdi, la Morte estrasse da una tasca interna della sua elegante giacca un foglietto che, come per magia, una volta spiegato, si rivelò assurdamente lungo.
"Sei ricco ragazzo?" chiese con aria inquisitoria.
"Niente affatto. Sono un garzone di bottega e non ho un soldo. Difficilmente riesco a permettermi due pasti al giorno" rispose Mehdi con aria di chi si sente stupido. Era tutto davvero assurdo.
"E pensi che a me importava qualcosa se tu eri ricco o meno?" chiese ancora la Morte. Il ragazzo scosse la testa come per negare.
"Esatto! E dimmi. .. sei per caso innamorato?"
Gli occhi di Mehdi brillarono.
"Certo signore! Amo una bellissima ragazza dalle qualità alte e sopraffine ... " Mehdi non riuscì a finire che la Morte lo interruppe con un gesto della mano.
"E pensi che a me fa differenza, se tu sei innamorato o no?" chiese guardando il ragazzo negli occhi, gelandolo.
Mehdi sembrò preso alla sprovvista questa volta. L'amore, per l'uomo, è sempre un valore assoluto, sopra ogni altra cosa ma, questa volta, sembrava senza significato.
La Morte estrasse anche degli occhiali da un'altra tasca e una penna con la quale iniziò a prendere appunti sempre sullo stesso foglio.
"Continuiamo ... " disse sventolando una mano, come per dire che aveva fretta.
" .. e ... sei una persona realizzata nella tua vita? Hai ragginto i tuoi obbiettivi? I tuoi scopi? I tuoi sogni?" Il ragazzo esitò nel rispondere. Guardò il fiume ancora una volta.
"No. Non ci riesco. Mi sento legato da catene invisibili. Sono penalizzato dalle mie possibilità economiche e sociali che non mi permettono di fare nient'altro che il garzone di bottega. Certo ho molti sogni che vorrei realizzare, per cui vorrei combattere. Ma a quanto pare, sogni rimarranno per sempre"
" ... Uhm ... " la Morte segnava tutto minuziosamente.
"A me non importa niente neanche di questo signor Mahdloo" ora guardava Mehdi dritto negli occhi. Inutile, ogni domanda aveva sempre lo stesso esito. Qualsiasi cosa avesse fatto o raggiunto una persona in vita, non lo differenziava da altri di fronte alla Morte.
Mehdi non resse.
"E allora cosa diavolo mi fai le domande se tanto non ti importa niente di tutto quello che rispondo!" gli gridò contro pieno di rabbia. Ormai era palese che era spaventato e disorientato.
"Versami dell' Assenzio ragazzo" disse tranquillamente la Morte.
Mehdi non si mosse. Non fece altro che guardarlo con rabbia.
Allora fu la Morte ad alzarsi e a prendere la bottiglia dell' Assenzio, appoggiata sull'erba. Mise ancora una volta una mano in tasca e tirò fuori come per incanto un bicchierino di vetro dove versò il liquore.
Bevve tutto d'un fiato e ripose il bicchiere in tasca.
"Ora ti faccio un'ultima domanda. La più significativa per me. Come mai, vuoi morire?" Gli occhi di Mehdi ora erano rossi. Voleva piangere. Esplodere in mille lacrime.
Si buttò pesantemente al suolo, sedendosi.
"Tu cosa ne vuoi sapere?" disse tirando un pugno per terra.
"Ci sono stati per me giorni di stanchezza assurda, depressiva. Tanto da farmi mancare l'aria e la capacità di ragionare. Notti, in cui da letti sconosciuti, mi sono chiesto perchè vivo in tanto dolore. Sapessi Morte, che dolore è esistere e non vivere. Vedi tutto oscuro, anche dove l'oscuro non c'è. lo non voglio più solo esistere. lo voglio vivere, voglio elevarmi, voglio esplodere di gioia. E ho una sete di luce incredibile in questo deserto di nero. Ecco perchè voglio morire ... " Mehdi si alzò e guardò dritto negli occhi la Morte che lo osservava con aria comprensiva.
"Ti svelo una cosa .... " disse quest'ultima accendendosi un'altra sigaretta e offrendone una anche a Mehdi. " Una cosa importantissima che è incompresa da quasi tutti gli esseri umani ... " la Morte si appoggiò ad un masso enorme, posizionato lungo la sponda.
"Per me, tutto è indifferente come hai ben capito ... "
Mehdi lo guardava rapito. Sembrava aver fiutato che quel signore tanto assurdo stava per rivelargli qualcosa che lo avrebbe aiutato a capire di più della sua vita.
"Voi umani vivete le vostre vite come se foste in grado di vivere per sempre. Come se foste immortali. Quando, caro ragazzo, immortali non siete. Accumulate soldi come ne aveste bisogno per sempre. Cercate di raggiungere i vostri scopi di vita, i vostri sogni. E una volta raggiunti vi illudete che sarete felici e sereni per il resto della vostra vita. Come se fosse di vitale importanza trovare l'amore, sposarvi, finire gli studi, trovare lavoro o diventare ricchi. E non capite, che quando io verrò da voi, niente di tutto questo mi impedirà di uccidervi. Niente. Ecco perchè innatamente, avete tutti paura di me"
Mehdi era immobile. Era tutto vero. Era come se in una frazione di secondo gli fosse diventato tutto chiaro. Aveva il cuore più leggero. Guardava rapito la Morte.
"Siete degli sciocchi ragazzo. Degli stupidi" disse quest'ultima, poggiando una mano, in segno di conforto sulla spalla di Mehdi che annuì con un gesto del capo.
"Vivi la tua vita come un regalo unico e assoluto. Vivi i tuoi obbiettivi e i tuoi sogni come il cuore della tua esisitenza. Ma non dimenticare mai, che ogni giorno passato a soffrire e a tormentarti, è un giorno in meno che vivi. E' un giorno perso che non tornerà mai più" continuò incamminandosi verso l'angolo buio da cui era sbucato.
"Non è ancora il tuo tempo Mehdi. Ecco perché ti lascio in vita. Ora, spero, hai capito. Sai bene che ci rivedremo, ma la prossima volta le mie domande saranno molte e non ti regalerò più, come stasera, la possibilità di vivere ancora"
Il ragazzo era confuso ma aveva compreso bene il messaggio che gli era stato insegnato.
Si deve vivere. Non morire. Un concetto che a molti sembra scontato ma da altrettanti incompreso. " ... grazie ... " sussurrò a bassa voce guardando quell'assurdo signore sparire nel nulla.
Dopo qualche attimo di esitazione in cui continuava a guardare il vuoto, si incamminò per la strada di casa. Sentiva il cuore battergli forte in petto. Si sentiva forte e carico di energie. Ora sapeva come vivere.
Si fermò ancora, alzò le braccia a pugni serrati verso la luna e ad alta voce espresse tutta la sua gratitudine. "Grazie Morte! A te, dedico la mia vita!"



MOTIVAZIONE

È un racconto illuminante, per tutti coloro che brancolano nel buio di una ricerca di senso in una vita insoddisfatta e che non riescono a comprendere che la vita è già di per sé un valore inestimabile, perché ci dà la possibilità di “esserci” il “daseim” di heideggeriana memoria che implica l’eterno interrogativo esistenzialista perché l’essere piuttosto che il nulla?che considera un privilegio e una fortuna l’essere scelti dal destino per attraversare il mondo venuto dal nulla eterno.
L’elemento di grande novità del racconto, che ripropone un tema antico come l’uomo, è quello di considerare la morte uno stimolo e un incoraggiamento alla vita.

 

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