Serve una nuova e rivoluzionaria normalità

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mostra-munch-e-van-gogh-ad-amsterdam_185275_bigScrive Z. Bauman: “… in un mondo permeato dalla paura, questa penetra la società. La paura ha le sue radici nelle ansietà delle persone e anche se abbiamo delle situazioni di grande benessere, viviamo in una grande paura. La paura di perdere posizioni. Le persone hanno paura di avere paura, anche senza darsi una spiegazione del motivo. E questa paura così mobile, inespressa, che non spiega la sua sorgente, è un ottimo capitale per tutti coloro che la vogliono utilizzare per motivi politici o commerciali. Parlare così di guerre e di guerre di religioni è solo una delle offerte del mercato…”

Io credo che il sentimento centrale che ci accompagna nel nostro tempo sia proprio la paura, la nostra paura verso le trasformazioni della società. Allora che fare? Intanto bisognerebbe riscoprire il valore salvifico dello studio, della conoscenza, della cultura. La paura attecchisce nell’ignoranza, nella non conoscenza, nella regressione culturale. Quindi la vera rivoluzione non può che essere culturale.

Bisogna riscoprire le comunità e rigenerare il grande valore dello stare insieme, del dialogo, della solidarietà. Il mondo è bello e utile e va conosciuto (internet serve anche a questo), ma poi bisogna tornare a vivere tra la gente e con la gente. La politica ha una grande responsabilità oggi per questo e se non si trasforma non avrà futuro. Deve tornare ad essere servizio ed eticamente ineccepibile. Certo questo non accadrà per buona volontà ma solo creando le condizioni necessarie e gli anticorpi adeguati. Nelle comunità piccole e medie ci sono enormi risorse che non vengono attivate, diamo loro voce e cominciamo a costruire un futuro più umano e con meno paure. Ognuno di noi deve fare il suo e sopratutto deve lottare per isolare e sconfiggere gli alimentatori di paure e di disastri imminenti.

Serve una nuova e rivoluzionaria normalità.

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Enzo D'Urbano, sociologo, insegnante di economia turistica, direttivo BAI con delega alla comunicazione, operatore culturale, presidente del Premio Hombres itinerante, giornalista e fotografo freelance, blogger, curioso e appassionato di comunità, luoghi e territori autentici della cosiddetta Italia minore ma che rappresenta, però, la spina dorsale identitaria del paese.

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