Politica e Comunità

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lorenzetti_1338_the-effects-of-good-governmentLa crisi della politica si chiama crisi dei partiti politici. Il nostro paese ha avuto nel dopoguerra, dopo il ventennio fascista, un confronto, spesso duro e contraddittorio, ma con una grande partecipazione popolare e democratica. E’ vero che le decisioni, come ha ben spiegato ultimamente Eugenio Scalfari, venivano prese da oligarchie politiche ben organizzate, ma il dibattito ed il confronto nel paese era reale e costante. Un confronto organizzato e gestito dai grandi partiti di massa che, attraverso le loro prerogative ideologiche, portavano milioni di uomini a prendere coscienza della loro esistenza.

La crisi delle ideologie, la degenerazione clientelare ed affaristica, l’occupazione del potere, hanno portato alla crisi e alla quasi cancellazione dei partiti. Un fatto questo che ha accelerato moltissimo la crisi della società italiana. Oggi lo scenario è alquanto difficile e preoccupante. Da una parte assistiamo allo sfruttamento populistico della crisi e quindi della difficoltà dei cittadini, dall’altra alla rinascita, in versione solo elettoralistica di alcuni partiti politici che però hanno uno scarso appeal sulla popolazione.

E allora che fare?

E’ indubbio che l’unica soluzione sia la nascita o rinascita di organismi di mediazione tra comunità e potere. La democrazia diretta è una pia illusione che ha solo lo scopo di creare confusione e derive autoritarie. Una comunità funziona, in special modo le comunità dei piccoli e medi comuni se all’interno della comunità stessa ci siano organismi organizzati e partecipati come pro loco, associazioni, confraternite, azione cattolica, partiti politici con sedi e calendari di attività. Una comunità è viva e può progettare il suo futuro solo se ragione, discute, programma, controlla. Nelle comunità disorganizzate, con pochi organismi associativi. Vige l’individualismo, la mancanza di socialità e reciprocità, mancanza di solidarietà. Il litigio continuo è alla base dei rapporti umani e sociali (vi sono comunità dove i residenti hanno miriadi di denunce l’uno verso l’altro a volte per piccoli e marginali problemi). Il confronto politico è ridotto ad un continuo e permanente litigio per le elezioni amministrative, dove il contenzioso non sta nella prospettiva di sviluppo del paese, ma nelle ripicche personali e familiari dei candidati. A volte questo conflitto è dentro anche la stessa lista elettorale. Le comunità mature non hanno bisogno del conflitto ma di persone che lavorano ed elaborano progetti di sviluppo. La maturità di una comunità si esplica su come riescono ad elaborare il conflitto. Maggioranza ed opposizione che lavorano per lo stesso fine (la crescita del paese) associazioni ed amministrazioni che discutono i programmi da elaborare insieme, seppur da ambiti diversi e a volte anche opposti.

La nuova politica sarà tale solo se saprà fare tutto questo e cioè lavorare per una vera comunità del cambiamento e non per se stessa o per imporre retropensieri fallimentari e di scarsa prospettiva. E’ necessario una crescita di maturità reale fatta di cittadinanza comunitaria e non individuale. Il bene comune dovrebbe essere al centro del confronto, sempre, e non solo quando riguarda gli interessi individuali.

Abbiamo bisogna di una politica comunitaria locale e nazionale.

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Enzo D'Urbano, sociologo, insegnante di economia turistica, direttivo BAI con delega alla comunicazione, operatore culturale, presidente del Premio Hombres itinerante, giornalista e fotografo freelance, blogger, curioso e appassionato di comunità, luoghi e territori autentici della cosiddetta Italia minore ma che rappresenta, però, la spina dorsale identitaria del paese.

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