Fotografia e social

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Con la scomparsa della pellicola e quindi della fotografia analogica e la comparsa del digitale, aveva fatto pensare ad una crisi dell’immagine fotografica irreversibile o solo relegata a servizi di nicchia altamente professionali. Infatti per molto tempo si era perso il gusto di fare fotografie e di parlarne. Le macchine analogiche e i tanti obiettivi, erano ben chiuse nelle loro borse ad impolverarsi in cantina, Le macchine digitali stentavano a decollare per l’enorme scetticismo che le accompagnavano. Poi qualcosa è cambiato e rapidamente. Alcuni percorsi tecnici e comunicativi hanno inciso profondamento per il rilancio della fotografia: a) Le macchine digitali diventano sempre più di buona qualità e diventano accessibili a tutti i livelli di reddito. b) Esplode internet e sopratutto i social alcuni di essi dedicati proprio alla fotografia. c) Viene rivoluzionata la telefonia mobile con la realizzazione di telefonini in grado di fare foto e video e con la possibilità di avere il collegamento in rete rapidamente. I social hanno dato impulso alla diffusione di immagini prima fotografiche ed ora video. Raccontare la propria giornata attraverso le immagini rappresenta buona parte della giornata social delle persone. La case costruttrici di macchine fotografiche e di telefonini si sono organizzat eper dare il meglio ai ocnsumatori di social dal punto di vista dell’immagine. Stiamo vivendo una nuova era, l’epoca della immagine. Ci sono tante fotografie da dover codificare minuto per minuto che quasi non si riesce ad assorbire i meccanismi della comunicazione e di ciò che realmente vogliono dire o racconatre. La sociologia visuale diventa sempre più antropologia dell’essere quotidiano e connesso con il mondo. Ma di quale mondo si tratta?

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Enzo D’Urbano, sociologo, insegnante di economia turistica, direttivo BAI con delega alla comunicazione, operatore culturale, presidente del Premio Hombres itinerante, giornalista e fotografo freelance, blogger, curioso e appassionato di comunità, luoghi e territori autentici della cosiddetta Italia minore ma che rappresenta, però, la spina dorsale identitaria del paese.

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