Cari amici delle pro loco, comitati feste, associazioni dei vari borghi – Cartoline dal web n°2

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sagra_bisteccaCari amici delle pro loco e vari

Siamo a settembre e l’estate sta finendo, come stanno finendo le sagre. Voglio dirvi senza nessuna presunzione e senza nessuna presa di posizione che non ho nulla di particolare contro le sagre che, in numero industriale, si fanno tra luglio, agosto e settembre, principalmente in agosto. Però non possono essere l’unica vostra proposta e non possono essere considerate eventi per attirare turismo. Sagre di tutti i tipi: pesce fritto, lumache, cotiche e fagioli, trippa, gnocco fritto, al tartufo, ai porcini, all’aglio, al pomodoro, fregnacce al piccantino, strozzapreti e fettuccine in tutte le salse, pollo al forno con le patate, pecora alla cottora, spezzatino, questo per rimanere nel centro italia, ecc Insomma un festival di magna magna generalizzato. Iniziative che molto spesso vengono proposte solo per fare cassa e senza nessun legame con il territorio, spesso sono organizzate per poche persone (500/700 avventori di una sagra, in un paese di 1000/2000 abitanti, in un comparto di 10000/15000 abitanti sono poche persone). I partecipanti di una sagra lo fanno, in grande maggioranza, solo per un pasto a poco prezzo (cosa ormai non più vera) e non certo per riscoprire i sapori di una volta o le ricette della nonna perchè le sagre, in larga maggioranza, non sono più questo. Una proposta solo estiva e qui sta il primo problema, una proposta episodica e non di progetto e qui altri problemi e spesso concorrenza sleale con chi lavora tutto l’anno ad una offerta di territorio che sia anche turistica.

Primo problema: se si fanno le sagre solo in estate, perchè allora c’è la gente, si incorre nel classico problema della sovrapposizione di eventi, quasi tutti uguali, a Km0. Se in un paese di 1000 abitanti si fa una sagra e nei paesi vicini di 1000 abitanti si fanno, lo stesso giorno, altre sagre, il risultato è che nessuna sagra avrà un adeguato numero di persone che giustifica l’impegno. Interessante sarebbe se prima di fare una sagra si facesse un’analisi del territorio e delle sue proposte e magari qualche buona sagra si potrebbe spostare in inverno quando nei paesi non c’è più nessuno e la sagre potrebbe avere l’effetto di ripopolamento. Naturalmente la proposta dovrebbe essere di alto livello per far spostare le persone. Rimane il fatto che la sagra non aiuta il turismo ma (se per turismo si intende almeno una notte di pernottamento).

Secondo problema: se la sagra è episodica e generalista non suscita nessun interesse nei confronti di turisti che vanno alla ricerca di sapori veri, di autenticità, di identità, di qualità, di cultura. Se la sagra diventa una “magnata” e bevuta tra amici il paese non ci guadagna nulla dal punto di vista turistico e di immagine. Le pro loco, i comitati feste, le varie associazioni, le amministrazioni comunali se non riflettono su questo non faranno nessuna passo avanti per la promozione del proprio territorio e tutto rimarrà tristemente scontato e verso la inevitabile depressione.

Terzo problema: concorrenza sleale. Su questo andrebbe fatto un serio ragionamento. Non si possono penalizzare ristoranti, agriturismi, B&B, ecc che pagano tasse per mettersi in regola su igiene, vigili del fuoco, oli esausti, frigoriferi, ecc. mentre nelle sagre tutto questo è sottaciuto e non controllato (per non parlare del fisco, che fine fanno i soldi incassati?). La promozione del territorio va fatta ma non in concorrenza, sleale, con gli operatori commerciali ma semmai in accordo operativo con loro.

Altri potrebbero essere le considerazioni sull’argomento, noi ci fermiamo a queste. Naturalmente va tutto il nostro apprezzamento a quelle manifestazioni enogastronomiche che hanno alla base una forte proposta culturale, di territorio, di prodotti tipici locali e di piatti locali che negli anni si sono imposte proprio per la loro anima popolare ed identitaria. Purtroppo, però, queste iniziative sono poche nel territorio nazionale.

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Enzo D'Urbano, sociologo, insegnante di economia turistica, direttivo BAI con delega alla comunicazione, operatore culturale, presidente del Premio Hombres itinerante, giornalista e fotografo freelance, blogger, curioso e appassionato di comunità, luoghi e territori autentici della cosiddetta Italia minore ma che rappresenta, però, la spina dorsale identitaria del paese.

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