Andare per borghi: i portoni

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Girare per borghi è una esperienza esaltante di vita e di osservazione. La prima volta in un borgo è una esperienza di scoperta. di approccio conoscitivo, di esplorazione. le altre volte di abbandono, di approfondimento, di riscoperta. Scoprire l’architettura, l’urbanistica, i segni del tempo è come entrare nella identità del luogo, nella sua autenticità. Gli odori e la biancheria stesa alle finestre ci rassicurano per la vita vissuta all’interno delle case.

Il giro di scoperta ci fa entrare in sintonia con un luogo sconosciuto solo qualche ora prima che come d’incanto diventa familiare, accolgiente, da vivere, da sognare. Il saluto delle poche persone che si incontrano è sincero, autentico, umano.

A quel punto per m ininizia il giro fotografico. I portoni delle case diventano il mio soggetto preferito per esigenze fotografiche: sono lineari, colorati, vecchi e nuovi, in contrasto cromatico con il muro. Ma in realtà diventa un soggetto antropologico e sociologico. Dientro al portone c’è vita vissuta o vite, amori, sofferenze, dialoghi familiari che si sono succeduti nei secoli. Il portone chiuso ci rivela la casa, la vita, la identità. Ci fa pensare che prima o poi si aprirà per accogliere nuove persone o per portare tra i vicoli persone, anziani, bambini, ecc. Le porte delle case sono lo specchio di chi ci vive o ci ha vissuto. Sono la geografia umana del borgo, sono il percorso fotografico di scoperta dell’antropologia umana del luogo.

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Enzo D'Urbano, Travel coach nei borghi, sociologo, insegnante di economia turistica, direttivo BAI con delega alla comunicazione, operatore culturale, presidente del Premio Hombres itinerante, giornalista e fotografo freelance, blogger, curioso e appassionato di comunità, luoghi e territori autentici della cosiddetta Italia minore ma che rappresenta, però, la spina dorsale identitaria del paese.

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