Il viaggio secondo Hombres: 1) Togliersi le incrostazioni cittadine

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Lago di Bracciano

braccianoAmare il borgo. “l’amore esige per la propria soddisfazione un bene infinito” Max Scheler. Penso che amare un luogo sia un sentimento che va al di là della ragione e quindi non si può organizzare, programmare, usare. Un luogo però è anche ambiente, storia, comunità, vita e quindi utilità e allora vogliamo delineare un percorso dove cercheremo di far incontrare amore e ragione, valore ed uso…. Per innammorarsi di un borgo, di una comunità, di un territorio bisogna agire facendo alcune cose necessarie. Cercheremo, attraverso alcune parole d’ordine, di raccontare la nostra esperienza o il nostro Diario di Borgo 1) Togliersi le incrostazioni cittadine. Prima di iniziare un viaggio, una visita, un soggiorno, una semplice passeggiata  in un borgo bisogna scrollarsi di dosso tossine ed incrostazioni tipiche del vivere in città. Evita l’ansia da acquisto, la bulimia del consumo giornaliero. La frenesia da centro commerciale: negozi, negozi, altri negozi,  megastore, folla, kebab, Mc Donald. Il consumare in una mezza giornata: 10 negozi di vestiti, 5 di scarpe, 4 di borse, Ikea, Leroy Merline, decathlon, gelateria, Apple store, acquisti, buste, acquisti, pacchi, gelato, caffè, caffè, caffè… Evita di stare ore in macchina e girare come forsennati su, giù, e intorno. Parcheggia e vai a piedi. Togliti dalla testa la sequenza: correre al lavoro, correre allo snack per la pausa pranzo, fare veloce due boccate alla sigaretta, correre in piscina (o palestra, ecc), correre al supermercato prima che chiude, correre a casa per la cena, mangiare senza piacere davanti alla tv. Addormentarsi, per stress, sul divano. In un borgo, in un luogo ristretto non si corre, si rallenta, non si fa la pausa pranzo, ci si siede a tavola (anche il panino consumato su una panchina diventa il pranzo). Non si fa sport da iniziati si cammina, si sale, si scende, in un’ampia palestra naturale, storica, ambientale, ci si stanca con piacere. Ricerca il prodotto tipico, il piatto del posto, l’olio e gli ortaggi a km0, il vino locale o delle immediate vicinanze… Guarda tutto quello che ti circonda. Ogni cosa, e senza superficialità. Guarda i colori, le sfumature, riguarda le stesse cose in orari e stagioni diverse. Ascolta il silenzio perché non è silenzio ma musica da percepire, rumore del tempo, rumore senza auto. Ri-allena le orecchie, elimina la sordità provocata dai rumori del traffico, della congestione cittadina, Insomma bisogna staccare la solita spina ed accenderne un’altra che va ricercata dentro di noi in relazione forte con il luogo prescelto.

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Enzo D'Urbano, sociologo, insegnante di economia turistica, direttivo BAI con delega alla comunicazione, operatore culturale, presidente del Premio Hombres itinerante, giornalista e fotografo freelance, blogger, curioso e appassionato di comunità, luoghi e territori autentici della cosiddetta Italia minore ma che rappresenta, però, la spina dorsale identitaria del paese.

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