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La gioia e la felicità che mette Pereto
Ciao io sono Marta e voglio, con il mio racconto, farvi capire quanta gioia
mette Pereto.
Cristina, una bambina di otto anni che è vissuta in Spagna, che è nata in Russia
perché sua madre è nata lì, ma è anche italiana perché suo padre è nato qui ed
anche lei.
Un giorno è venuta a Pereto, a trovarmi perché siamo amiche del cuore.
Lei aveva sempre un sorriso splendente, degli occhi luminosi ed una voce
squillante ed era sempre più contenta perché viveva a Pereto.
Io e lei eravamo le bambine più contente di tutto l’universo.
Ma un brutto giorno doveva partire.
E’ andata in un altro paese perché il padre lavorava lì.
Un giorno sono andata a trovarla e non aveva più i suoi occhi luminosi, il suo
sorriso splendente e non aveva più neanche la sua voce squillante, era triste,
era moscia come una mela marcia.
Io gli ho chiesto perché era così triste.
Lei mi ha detto “perché non ho più te, perché non ho più i miei amici e
soprattutto perché non ho più Pereto”
Spero che avete capito cosa vi ho voluto raccontare
“Se vivete a Pereto siete fortunati e felici”
Marta (3° elementare)

I due folletti Per e Eto
Tanto tanto tempo fa sulla montagna di Pereto c’erano due paesi che si
chiamavano Morbanu e Cacume. In questi due paesi ci abitavano due folletti
cattivi che litigavano sempre tra di loro. Per e Eto, erano i nomi dei due
folletti che facevano litigare anche gli abitanti dei due paesini.
Dopo tante guerre i due paesini furono distrutti e gli abitanti che rimasero, si
trasferirono sulla collina dove adesso c’è Pereto. Un gruppo si trasferì a
paghetto e l’altro per la Ota iniziando di nuovo a litigare.
Per fortuna una fatina buona, che vedeva tutto dal cielo, decise di intervenire
facendo una magia a tutti gli abitanti.
La fatina buona cacciò i due folletti Per e Eto, chiamando il nuovo paese Pereto
in loro ricordo.
La fatina si fece promettere dagli abitanti che non avrebbero più litigato tra
di loro e lei con la sua magia gli avrebbe dato tante cose.
Con la magia la fatina buona regalò a Pereto un buon clima, una natura molto
bella, e tanta allegria a tutti i deretani.
La fatina aiutò a costruire il bel castello e protesse Pereto da tutte le
guerre.
Ancora oggi dura l’incantesimo della fatina perché Pereto è il più bel paese che
io conosco.
Pereto è il mio paese.
Elisa (3° elementare)

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Na ota j’anno
Na ota j’anno resallu pé Piritu
da ogni parte i jupi ‘e San Martinu.
So jupi maschi e quanno se resina
arrizzanu le ‘recchie
s’alliscianu lo pju
e vau annusenno
cantina pé cantina.
E’ detta appunto notte ‘e jupi
vella dedicata agliu santu ‘e gli cornuti.
I jupi se revau a magnà l’agnella
pé ripagasse degli torti avuti.
Le femmone se stau dentr’ alla tana
ascortenno contente, a còre pjnu,
la serenata della tramontana che porta voci ‘e jupi,
‘e jupi ‘e San Martinu.
Nino Vendetti
LA COMMARE CATARINA
Era u tempu che la fame
coll'accetta se stecchea,
se riscii a magnatte u pranzu
alla cena se sardea.
Fu cusci che 'na mmatina
arrizzennose a bon'ora
la commare Catarina
va a cercà la magnaora.
'On sapea addò sbatte u capu
senza sordi, senza gnente quanno
vedde 'nu brau focu,
e all'intorno tanta gente.
Eranu ammazzatu u porcu
e pe' tutti era 'na festa,
ma s'accorsiru all'istante
Catarina ch'era mesta.
Conoscenno la persona
u padrone zittu zittu
se vo' fa n'opera bbona,
degliu porcu i dà lo frittu.
Doppu un grazie a occhi bbassi
però dittu cogliu core,
se retorna a lesti passi
pe' 'on cagnasse de colore
Più tranqilla e più contenta
se stregnea velia mmutina.
"Mo ce faccio la pulenna
pure se è prima mmatina".
Quannu fu agliu purtunittu
la commare biastimà,
la cartata piena 'e frittu
tra lo 'ncialifu cascà.
"Tuttu stortu agliu poeregliu
una ritta 'on me nne va,
tutta vella grazia 'e Dio
'on se pò raccapezzà".
Penserosa a capu bbassu
recomenza a camminà
e la mente a ogni passu
allo frittu sta a penzà.
"Comme faccio, me poerella,
colla casa piena 'e gente!
Che ce metto alla padella
se 'on sò reportatu gnente?".
Pe' risorve la ficcenna
se repete colla mente:
"Ce retocca la pulenna,
la pulenna senza gnente".
Giovanni Nicolai
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Per fare il ritratto dei Lupi di san Martino
Anzitutto dipingere una foresta
con una dolce radura,
dipingere quindi
qualcosa di buono
qualcosa di utile
qualcosa di bello
per i Lupi.
Dipingere un fuoco caldo di brace
e una tavola apparecchiata
con i cibi più squisiti
per i Lupi.
Dipingere anche fiaschi gonfi di vino
e la griglia fumante.
Andate poi in quella radura,
appoggiate il quadro ad un albero
e sedetevi in disparte
silenziosi
immobili…
A volte i Lupi arrivano presto,
ma possono anche impiegare degli anni.
La rapidità o la lentezza dell’arrivo
non ha nessun rapporto
con la riuscita del quadro.
Quando i Lupi arrivano,
se arrivano,
osservare profondo silenzio,
aspettare che i Lupi siedano a tavola
e quando i Lupi cominciano a mangiare…
in silenzio…
piano piano…
avendo cura di non sfiorare
nemmeno un pelo di lupo,
cancellare i fiaschi del vino,
gli avanzi del cibo,
e la tavola apparecchiata,
cancellare la griglia fumante
e mettere altra legna sul fuoco.
Dipingere quindi
la freschezza del vento
tra il verde fogliame,
il fruscio delle bestie nell’erba,
i fiori profumati
accarezzati dalla luna,
e il canto del gufo solenne.
Poi aspettate che i Lupi
si decidano a cantare.
Se i Lupi non cantano,
è brutto segno,
segno che il quadro è sbagliato;
ma se cantano è buon segno,
segno che voi potete firmare.
Allora strappate con tanta dolcezza
una piuma all’uccello più bello
e il vostro nome scrivete
in un angolo del quadro.
Antonio Meuti |
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