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MOTIVAZIONE

Il testo semplice ma chiaro e pungente mette l'accento, in modo originale, sulla nostra fiducia verso una vita che non sappiamo vivere pienamente; la veloce routine quotidiana si frantuma in un caleidoscopio di colori proprio nel momento della riflessione.

 

… ma lei da dove chiama?

di Annamaria Di Michele

 

L'ultimo bagaglio sistemato; qualcosa di pronto in cucina, da non pensarci più fino a domani.

Nel paesino umbro dove Elsa è arrivata ieri pomeriggio è una bella mattina di giugno e il sole è giusto, né scialbo né rabbioso. Tutto è pace.

La stanza è deliziosa, con vecchi mobili e tende damascate. L'ha voluta proprio in cima al borgo medievale, perché le piace affacciarsi sui tetti ammassati e degradanti, ma anche spaziare sulla valle, che si adagia ampia e tranquilla intorno per chilometri.

E' venuta sola, per staccarsi un po' da tutto e da tutti; per ritrovarsi, come si usa dire oggi.

Ma ora il piccolo scrittoio davanti alla finestra l'attrae in modo irresistibile, quasi morboso. Perché sta pensando già da un po' di fare una cosa che ha smesso da quando era ragazza: scrivere delle lettere. Lei odia il telefono, ma nella vita di tutti i giorni non può certo mettersi a scrivere lettere. Una telefonata e via. Ora che è lì la voglia è grande, e si può anche giustificarla. E poi scrivendo può permettersi di gestire meglio quelle relazioni che normalmente la stringono troppo; sentirsene più protagonista, e soprattutto dire quelle cose che spesso si trattengono per pudore o per fretta, per debolezza o per rassegnazione.

"Cara Matilde, non t'immagini la pace che c'è qui. E' proprio..."

E' interrotta da un trillo soffocato che viene da un punto imprecisato della stanza. Non è un grillo, no, perché il suono è lungo e metallico; perciò non è neanche un uccellino.

Accidenti, è il telefonino. Lei lo odia sì, ma per via dei figli ha dovuto comprarselo, perché loro amano tanto sogghignarle "ma non ci sei proprio mai a casa!" Solo che si dimentica di averlo. Se la sera lo spegne, la mattina rimane spento; se invece resta acceso nella borsa così lo ritrova, magari scarico, quando le serve. Infatti ora sta suonando nella borsa, sulla panca.

-Pronto!

-Pronto signora, lei non mi conosce. Ho trovato il suo numero alla voce mamma. Mi chiamo Saverio. Suo figlio....

In un colpo solo la pace va in frantumi, mentre le budella quasi vogliono uscirle di fuori. Suo figlio.. quale. ..? Oddio Nando. Guida da poco. E corre come un matto. Impietrita, non pensa; vede, semplicemente: quella strada così pericolosa.. .di notte.. .azzarda il sorpasso.. .non ce la fa.. il camion... Dio mio!

-S. ..sì?

-Ho qui davanti a me una rubrica...

Rubrica?.. .rubrica.. questa parola sa di legge, di polizia.. Allora non si tratta di Nando. E' Toni che si è messo nei guai. E' così nervoso, gli basta un niente per accendersi come un cerino. E' andato in discoteca, l'hanno provocato, vuole contenersi e freme tutto, ma le mani gli partono da sole e attacca briga. Dio, ha pestato di brutto qualcuno e l'hanno arrestato. Oppure hanno pestato di brutto lui. Sì, eccolo, è steso sul pavimento, col sangue sulla faccia e la rabbia nei pugni stretti, il parapiglia intorno e quella stramaledetta musica che continua ad andare altissima...

-L'ho trovata in una cabina telefonica...

-E' una rubrichetta del telefono con delle note musicali stampate in copertina...

Oh, ma.. .Dio sia lodato! E' di Sara. Ma non poteva dirlo subito? Quella sventata, non è la prima volta che la perde.

-Mia figlia ne ha una così, grazie, grazie veramente. Ma scusi... lei da dove chiama? Sa, mia figlia studia a...

-Da Torino, naturalmente. Perché, dove sto chiamando?

Poveraccio, quanto gli costa questa telefonata!

-Un po' lontano in verità. Lei è proprio gentile a preoccuparsi di.. .Nessuno l'avrebbe fatto...

-Vede signora, credo che un'agendina sia troppo importante. Io una volta ho perso la mia e mi sono sentito monco. Se mi dà il numero di sua figlia trovo il modo di restituirgliela...

-Si, sì, certo. La può trovare al (...) della sua città. La ringrazio di cuore.

-Si figuri. Buona giornata!

. Trovo il modo restituirgliela, ha detto. Già, ma che tipo sarà? Dalla voce sembrava giovane-maturo, ma potrebbe sbagliarsi. Comunque non è certo l'età che fa una persona perbene oppure no. E' stato gentile, sì. Anche troppo. Chi è che si prende la briga di rintracciare qualcuno che ha perso una ru-bri-chetta? Avrà qualche intenzione nascosta? Se ne sentono tante!

Deve telefonare a Sara prima che lo faccia lui. Certo, lei è in gamba, ma è pur sempre poco più che una ragazzina.. E' già occupato, accidenti, ha fatto prima di lei.. Proviamo, proviamo. Ancora. Eccola!

-Ciao mami, che c'è?

-Ti ha chiamata un signore...

-Sì, abbiamo parlato un po'.

Abbiamo parlato un po'! E che c'era da dire oltre che...?

-Che t'ha detto, come siete rimasti d'accordo?

-Ha detto che abbiamo varie possibilità: o passa lui da casa mia o dove lavoro, oppure vado io a casa sua o in un parco pubblico...

A casa sua! .. Ha l'indirizzo di casa e di lavoro di lei quindi volendo può, poi, importunarla, se gli va; in più la vuole a casa sua. Già vede tutto: un anonimo appartamento in un palazzone dove non ti vede e non ti sente nessuno. Oppure una villetta: lui apre da casa il cancelletto, lei attraversa il giardino tranquilla e fiduciosa com'è verso tutti; la fa entrare e le chiude il portoncino alle spalle. E' uno di quelli che vivono soli, o fa in modo da essere solo quando va lei... Oppure il giardino pubblico, di sera, un po' cupo ma romantico; fa il finto gentile che seduce tanto e poi.. poi.. .Che ne puoi sapere?

-Forse è meglio che passa dove lavori.

Li c'è tanta gente, si può controllare di più la situazione.

-Sì, forse. Ma per me è indifferente. Non c'è problema. Per te, ma per lui?

Che dire?

-Ma che hai mamma? Mi sembri un po' agitata.

-Agitata io?! Scherzi, sono in una tale oasi di pace!

-Bene, tranquilla mami.Ci sentiamo domani.

-Tranquillissima, a domani. Stai.. in gamba!

Pfffui. . Un respirone di quelli che fanno pensare all'otre dei venti di Eolo.

Oddio, tranquillissima non è. Però adesso è riapprodata nella stanza e può riprendere il controllo di sé:dopotutto succedono anche cose buone, oppure neutre, al limite.

Si affaccia sul panorama, soffiando ancora, fuori della finestra, tutte le fantasie fulminanti, fatte una sull'altra in una manciata di secondi. Ore le sembrano solo bianche nuvolette passeggere nel cielo di giugno.

Torna allo scrittoio. Dove era rimasta?

"Cara Matilde, non t'immagini la pace che c'è qui. E' proprio..."

"E'..."cosa?

La pace se ce l'hai te la porti appresso ovunque. Se non ha radici dentro di te invece basta una telefonata di uno sconosciuto per una cosa da nulla, e ti va in pezzi.

Fortuna che puoi sempre ricomporli se li raccatti.

Non è forse per questo che è venuta fin quassù?

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