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L’intervento del Presidente della Giuria, Aldo Maria Arena Caro Direttore, caro Enzo Credo sia compito del Presidente della Giuria il rivolgere un vivo grazie a quanti hanno voluto collaborare al successo di questa edizione del Premio Hombres-Città di Pereto per la fotografia, poesia, narrativa e giornalismo. Un grazie va innanzitutto ai membri del Comitato d’onore, i quali con la loro adesione hanno voluto conferire al Premio prestigio e credibilità. Un grazie ai colleghi della giuria, cari amici e compagni di tante iniziative, di tanti fermenti felici. Un grazie particolare a Gianni Meuti che, come in questa occasione, non fa mai mancare lincoraggiamento e l’appoggio dell’Amministrazione Comunale da lui guidata a tutte le azioni volte a stimolare la vita culturale del paese, a far meglio conoscere Pereto. E grazie al "Gruppo Giovani" che, con questa esperienza di collaborazione si preparano a raccogliere, venuto il loro momento, la bandierina della staffetta e proseguire nel cammino tracciato da noi anziani. Ma, caro Enzo, permettimi di dire ancora una volta grazie, a te; un grazie per aver voluto dar vita al nostro giornale "Hombres": un’iniziativa che porti avanti da anni, con passione e con sacrificio personale e che, nato a Pereto, ha il merito di essere, nella Piana, un vivaio di cultura, un centro di osservazione e segnalazione di problemi locali, un veicolo di comunicazione per tanti appassionati di storia e di tradizionidi questo territorio, che ha tutte la affascinanti caratteristiche di una zona di confine. In questo quadro rientra, a pieno titolo il premio "Hombres - Città di Pereto" ripartito dalla prima edizione dopo qualche anno di silenzio. Il successo dell’iniziativa è già provato dal numero dei partecipanti, oltre 70, che hanno inviato le loro opere da 13 regioni d’Italia, dando così al Premio un respiro e una valenza di carattere nazionale. Ma ciò che va messo in rilievo, ancor prima della quantità e varietà, è la qualità della produzione artistica che la giuria ha esaminato. Se rileggo quello che ho scritto in occasione edizione del 1996, mi pare che il concetto di base, riassunto nel titolo dell’articolo, "la speranza per un futuro migliore", resti valido. In un tempo, quale il nostro, di materialismo e di consumismo esasperato, di ricchezza tecnologica e di povertà umanistica, constatare che tanti ancora sappiano raccolgiere, sappiano prendere la penna in mano per esprimersi, per comunicare agli altri la loro interpretazione della realtà che li circonda, i loro sentimenti, le loro frustrazioni il loro ottimismo: ebbene allora c’è ancora speranza, vuol dire che "il fanciullino" di pascoliana memoria non è morto, è ancora vitale, sa portare ancora lievito spirituale all’umanità. E ciò è tanto più vero in quanto chi scrive non è vecchio, rivolto a rimuginare su un passato ingannevolmente creduto felice: è chiaro, dallo stile degli autori, dal loro modo di esprimersi e di affrontare se stessi ed il contesto in cui vivono che, per la maggioranza, si tratta di giovani che, pur essendo cittadini del nostro mondo, riescono a vivere un loro mondo interiore. Dalla lettura delle poesie e delle prose, si ha l’impressione, per le loro "intuizioni", di aver già incontrato questo scrittore. Custodi di una cultura, anche se embrionale, che si muove intorno alla letteratura contemporanea, hanno saputo mettere a confronto elementi diversi e, facendoci correre su binari intimistici, hanno provocato vibrazioni emozionali facilmente recepibili. E qui mi viene naturale di dirti la impressione più pregnante che mi ha trasmesso questa edizione del Premio: il mondo interiore della loro moralità gli scritti che ci sono pervenuti non mostrano una visione generale una preoccupazione per i grandi problemi della umanità: povertà, guerre, l’intesa tra i popoli, il contrasto tra le religioni ..... Sembra piuttosto che gli autori siano ripiegati su se stessi, vivono e comunichino una loro problematica interiore e che i grandi problemi siano vissuti piuttosto di riflesso, come stimolo remoto, spesso assenti. Perciò se il precedente Premio Hombres lo abbiamo definito della speranza, questa attuale edizione mi piacerebbe chiamarlo "dei sogni nel cassetto". E l’augurio più vivo che mi viene spontaneo di fare ai nostri autori è che questi sogni non restino chiusi in fondo al cassetto (come la penna dimenticata), ma che siano lo stimolo informatore della loro condotta di cittadini del mondo e che divengano parte integrante della loro, della nostra vita. |
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